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Buddismo
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top
Il mwcabuddismo o mwcqbuddhismo (mwcgin sanscrito बुद्ध शासन, buddha-śāsana)cite-ref-2[2]cite-ref-3[3]cite-ref-4[4]cite-ref-5[5] è una delle mwgwfilosofie religiose più antiche e diffuse al mondo. Originato dagli insegnamenti dell'mwhaasceta itinerante indiano mwhqSiddhārtha Gautama (nato nel mwhgVI, mwhwV sec. a.C.), comunemente si riassume nelle dottrine fondate sulle mwiaquattro nobili verità (mwiqsanscrito: mwigCatvāri-ārya-satyāni). Nel mondo ha tra i 350 e i 550 milioni di fedeli.
Sorto nel VI-V secolo a.C. come disciplina spirituale, assunse nei secoli successivi i caratteri di dottrina filosofica e, secondo alcuni autori, di religione "ateistica",cite-ref-8[8] intendendo con quest'ultimo termine non la negazione dell'esistenza degli dei (mwmgdeva), quanto piuttosto il fatto che la devozione ad essi, fatto comunque considerato positivo, non condurrebbe alla liberazione ultima. Altri considerano i libri sacri buddisti (Canone pāli, Canone cinese e Canone tibetano) testi che non divinizzano Siddhārtha mwmwGautama Buddha Shakyamuni ma mwnaAdi-Buddha o mwnqBuddha eterno,cite-ref-9[9] concetti buddisti equivalenti a mwogDio; tuttavia non è una concezione affine a quella della divinità in senso occidentale, quanto, nel mwowbuddismo Mahāyāna, il principio della mwpqbuddhità, è raffigurato a volte nelle figure dei mwpgBuddha come mwpwVairocana o mwqaAmitabha, manifestatosi storicamente come Gautama.cite-ref-10[10]cite-ref-jodo-11-0[11]cite-ref-12[12] Il Mahāyāna venera anche i mwtqbodhisattva, esseri vicini all'mwtgilluminazione. A partire dall'India il buddismo si diffuse nei secoli successivi soprattutto nel mwtwSud-est asiatico e in mwuaEstremo Oriente, giungendo, a partire dal mwuqXIX secolo, anche in mwugOccidente.
Di seguito la classifica dei praticanti buddisti per singolo paese:cite-ref-13[13]
1. mwwg mwwwBhutan 98% (540.000); 21° per numero di fedeli
2. mwxq mwxgThailandia 95% (64.420.000); 2º per numero di fedeli
3. mwya mwyqCambogia 95% (13.690.000); 7° per numero di fedeli
4. mwyw mwzaLaos 90% (4.100.000)
5. mwzg mwzwBirmania 85% (38.410.000)
6. mwaq mwagSri Lanka 70% (14.450.000)
7. mwba mwbqMongolia 53% (1.520.000); 17° per numero di fedeli
8. mwbw mwcaGiappone 40% (45.820.000); 3° per numero di fedeli
9. mwcg mwcwTaiwan 35% (4.950.000)
10. mwdq mwdgSingapore 33% (1.730.000); 16° per numero di fedeli
11. mwea mweqCorea del Sud 23% (11.050.000)
12. mwew mwfaMalaysia 20% (5.010.000)
13. mwfg mwfwCina 20% (244.130.000); 1° per numero di fedeli
14. mwgq mwggVietnam 16% (14.380.000); 6° per numero di fedeli
15. mwha mwhqNepal 9% (2.420.000)
16. mwhw mwiaIndonesia 5% (2.062.150)
17. mwig mwiwIndia 2% (9.250.000); 9° per numero di fedeli
Contents
• Storia
• In India
• Note
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Origini del termine
La parola buddismo fu introdotta in mwjwEuropa nel mwkaXIX secolocite-ref-14[14] per riferirsi a ciò che è correlabile agli insegnamenti di mwlqSiddhārtha Gautama in quanto mwlgBuddha. In realtà un'unica parola per esprimere questo concetto non esiste in nessuno dei paesi asiatici originari di tale tradizione religiosa.cite-ref-15[15].
La traduzione dei termini originari letteralmente va intesa come "insegnamento del Buddha" (mwnasanscrito mwnqbuddha-śāsana, mwngpāli mwnwbuddha-sāsana, mwoacinese 佛教 mwoqpinyin mwogfójiào mwowWade-Giles mwpafo2-chiao4, mwpqgiapponese mwpgbukkyō, mwpwtibetano mwqasangs rgyas kyi bka' , mwqqcoreano 불교 mwqgbulgyo, mwqwvietnamita mwraphật giáo).
Originariamente "l'insegnamento del Buddha" si denominava come mwrgmwrwdharma mwsaVinaya (pāli mwsqdhamma-vinaya, cinese 法律 mwsgfǎlǜ, giapponese mwswhōritsu, tibetano mwtachos 'dul ba, coreano 법률 mwtqbŏpnyul, vietnamita mwtgphật pháp), ma questa denominazione non ha avuto quella diffusione nelle lingue asiatiche diverse dal mwtwsanscrito quanto invece la denominazione mwuabuddha-śāsana.
Altri termini sanscriti con cui viene indicato il buddismo, nella sua accezione di religione esposta dal mwugBuddha Shakyamuni, sono: mwuwbuddhânuśāsana, mwvajinaśāsana, mwvqtathāgataśāsana, mwvgdharma, mwvwbuddhânuśāsti, mwwaśāsana, mwwqśāstuḥ ma anche mwwgbuddha-dharma e mwwwbuddha-vacana.
Storia
La storia del buddismo inizia nel VI-V secolo a.C., con la predicazione di mwzgSiddhārtha Gautama. Nel lungo periodo della sua esistenza, la religione si è evoluta adattandosi ai vari Paesi, epoche e culture che ha attraversato, aggiungendo alla sua originale impronta mwzwindiana elementi culturali mw0aellenistici, dell'mw0qAsia Centrale, dell'mw0gEstremo Oriente e del mw0wSud-Est Asiatico; la sua diffusione geografica fu considerevole al punto da aver influenzato in diverse epoche storiche gran parte del mw1acontinente asiatico. La storia del buddismo, come quella delle maggiori religioni, è anche caratterizzata da numerose correnti di pensiero e divisioni, con la formazione di varie scuole; tra queste, le più importanti esistenti sono la scuola mw1qTheravāda, le scuole del mw1gMahāyāna e le scuole mw1wVajrayāna.
I fondamenti del buddismo
I fondamenti del buddismo dei Nikāya e del Buddismo Theravāda
All'origine e a fondamento del mw4wbuddismo dei Nikāya e del mw5abuddismo Theravāda troviamo le mw5gquattro nobili verità. Si narra che il Buddha, meditando sotto l'mw5walbero della Bodhi, le comprese nel momento del proprio mw6arisveglio spiritualecite-ref-16[16].
Esse sono riportate in vari discorsi del mw7gCanone pālicite-ref-17[17]mw8w, a cominciare dal mw9amw9qDhammacakkappavattana Sutta del mw9gmw9wSaṃyutta Nikāya, e nel mw-aCanone cinese nello mw-qZáhánjīng (雜含經, giapp. mw-wZōgon agonkyō, collocato nello mw-amw-qĀhánbù, mw-gT.D. 99.2.1a-373b), traduzione in cinese del testo mw-wsanscrito mwaqaSaṃyuktāgama al cui interno è collocato il mwaqeDharmacakrapravartana Sūtra.cite-ref-18[18]
Questo è, sempre secondo la tradizione, il primo discorso del mwaqcBuddha, tenuto nel parco delle gazzelle nei pressi di mwaqgSarnath vicino mwaqkVaranasi (detta anche mwaqoBenares) nel mwaqs528 a.C. ai suoi mwaqwprimi cinque discepoli, all'età di 35 anni, dopo che nei pressi del villaggio di mwaq0Bodhgaya, nell'odierno Stato del mwaq4Bihar, aveva raggiunto il risveglio spirituale.
Questo discorso è quindi anche detto il "Discorso di Benares", fondamentale per il buddismo, che da esso prende le mosse, tanto da essere considerato l'evento che dà inizio al mwaramwaredharma, ossia la dottrina buddista. La ricorrenza di questo evento è celebrata nei paesi di tradizione mwaritheravāda con la festa di mwarmĀsāḷha Pūjā. Da altri è invece considerato il punto d'inizio della prima mwarqcomunità buddista, formata proprio da quei cinque asceti che lo avevano abbandonato anni prima sfiduciati, dopo essere stati a lungo suoi discepoli.
In questo discorso si identifica il buddismo come "la via di mezzo" (mwarysanscrito mwarcmadhyamā pratipadā, mwargpāli mwarkmajjhimā pāṭipadā) in cui si riconosce che la retta condotta risiede nella linea mediana di condotta di vita evitando tanto gli eccessi e gli assolutismi, quanto il lassismo e l'individualismo.
Nell'esposizione di questo insegnamento il mwarsBuddha enuncia le mwarwquattro nobili verità, frutto del proprio risveglio spirituale testé raggiunto, che contemplano l'aspetto pratico della condotta di vita e della pratica spirituale buddista nel cosiddetto mwar0Nobile ottuplice sentiero, che costituisce il secondo cardine dottrinale del buddismo.
I punti salienti della visione buddista della "realtà percettiva" indirizzata dall'insegnamento del Buddha, sono:
1. La dottrina della sofferenza o mwasemwasiduḥkha (sans., mwasmdukkha, pāli), ossia che tutti gli aggregati (fisici o mentali) sono causa di sofferenza qualora li si voglia trattenere ed essi cessino, oppure si voglia separarsene ed essi permangano.
2. La dottrina dellmwasu'mwasyimpermanenza o mwascmwasganitya (sans., mwaskanicca, pāli), ossia che tutto quanto è composto di aggregati (fisici o mentali) è soggetto alla nascita ed è quindi soggetto a decadenza ed estinzione con la decadenza ed estinzione degli aggregati che lo sostengono;
3. La dottrina dell'assenza di un mwassio eterno e immutabile, la cosiddetta dottrina dellmwasw'mwas0mwas4anātman (sans., mwas8anattā, pāli) come conseguenza di una mwatariflessione sui due punti precedenti.
Tale visione è integrata nella:
• Dottrina della mwatqcoproduzione condizionata (sans. mwatupratītyasamutpāda, pāli mwatypaṭiccasamuppāda), ossia del meccanismo di causa ed effetto che lega gli esseri alle illusioni e agli attaccamenti che costituiscono la base della sofferenza esistenziale;
• Dottrina della mwatgvacuità (sans. mwatkśunyātā, pāli: mwatosuññatā) che insiste sull'inesistenza di una proprietà intrinseca nei composti e nei processi che formano la realtà e sulla stretta mwatsinterdipendenza degli stessi.
Un elemento importante del buddismo, riportato in tutti i mwauqCanoni, è la conferma dell'esistenza delle divinità come già proclamate dalla letteratura mwauureligiosa vedica (i mwauydeva, tuttavia, nel buddismo sono sottomessi alla legge del mwaucmwaugkarma e la loro esistenza è condizionata dal mwaukmwauosaṃsāra). Così nel mwausMajjhima Nikāya 100 II-212cite-ref-19[19] dove al brahmano Sangarava che gli chiedeva se esistessero i mwavaDeva, il Buddha storico rispose: «I Deva esistono! È questo un fatto che io ho riconosciuto e su cui tutto il mondo è d'accordo». Sempre nei testi che raccolgono i suoi insegnamenti, testi riconosciuti tra i più antichi in assoluto e conservati sia nel mwaveCanone pāli che nel mwaviCanone cinese e che la storiografia contemporanea inquadra nel termine mwavmmwavqĀgama-Nikāya, il Buddha storico consiglia a due mwavubrāhmaṇa che, dopo aver dato da mangiare a uomini santi, si debba dedicare questa azione alle divinità (mwavymwavcdeva) locali che restituiranno l'onore concesso loro assicurando il benessere dell'individuo (mwavgDigha-nikāya, 2,88-89cite-ref-20[20]). È evidente, a partire da questi due antichi brani, la certezza da parte del Buddha storico che le divinità esistessero e andassero onorate. A differenza, tuttavia, delle altre correnti religiose dell'epoca, il Buddha ritiene che le divinità non possano offrire all'uomo la salvezza dal mwav0saṃsāra, né un significato ultimo della propria esistenza. Va precisato, peraltro, che non esiste, né è mai esistita alcuna scuola buddista al mondo che affermi, o abbia affermato, l'inesistenza delle divinità. Tuttavia la totale mancanza di centralità delle divinità nelle pratiche religiose e nelle dottrine buddiste di tutte le epoche ha fatto considerare, da parte di alcuni studiosi contemporanei, il buddismo come una religione 'atea'cite-ref-21[21].
I fondamenti del buddismo Mahāyāna
A questo quadro dottrinario, proprio del mwawubuddismo dei Nikāya e del mwawybuddismo Theravāda, il mwawgbuddismo Mahāyāna aggiunge le dottrine esposte nei mwawomwawsPrajñāpāramitā sūtra e nel mwawwSutra del loto. All'interno di questi insegnamenti la dottrina della mwaw0vacuità (sans. mwaw4śunyātā) acquisisce un ruolo assolutamente centrale in quanto rende correlate, nella Realtà assoluta, tutte le altre realtà e dottrine. Questa unificazione nella mwaw8vacuità, ovvero di privazione di sostanzialità inerente, fa dichiarare al patriarca del Mahāyāna, mwaxaNāgārjuna:
(sanscrito)
«na saṃsārasya nirvāṇāt kiṃcid asti viśeṣaṇam
na nirvāṇasya saṃsārāt kiṃcid asti viśeṣaṇam
nirvāṇasya ca yā koṭiḥ koṭiḥ saṃsaraṇasya ca
na tayor antaraṃ kiṃcit susūkṣmam api vidyate»
(italiano)
«Il
saṃsāra
è in nulla differente dal
nirvāṇa
.
Il nirvāṇa è in nulla differente dal saṃsāra.
I confini del nirvāṇa sono i confini del saṃsāra.
Tra questi due non c'è alcuna differenza.»
(Nāgārjuna, Mūla-madhyamaka-kārikā, XXV, 19-20)
Per il mwaxmmwaxqSutra del Loto inoltre:
«A beneficio di chi cercava di diventare un
ascoltatore della voce
, il Buddha rispondeva esponendo la Legge delle Quattro Nobili Verità così che potesse trascendere nascita, vecchiaia, malattia e morte e ottenere il nirvana. A beneficio di chi cercava di diventare
pratyekabuddha
rispondeva la Legge della
dodecupla catena di causalità
. A beneficio del
bodhisattva
rispondeva esponendo le sei
pāramitā
, facendo ottenere loro l
'
anuttarā-samyak-saṃbodhi
e acquisire la saggezza onnicomprensiva
.»
Questa presentazione delle mwaxsquattro nobili verità nella parte più antica del mwaxwSutra del Loto indica che, secondo le dottrine esposte in questo Sutra e attribuite da questo testo allo stesso mwax0Buddha Śākyamuni, tale dottrina non esaurisce l'insegnamento buddista il quale deve invece mirare allmwax4'mwax8anuttara-samyak-sambodhi ovvero all'illuminazione profonda e non limitarsi al mwayamwayenirvāṇa generato dalla comprensione delle quattro nobili verità. Nel suo complesso anche il mwayiSutra del Loto non insiste sulle dottrine del mwaymmwayqduḥkha (la sofferenza, la prima delle quattro nobili verità) e dellmwayu'mwayymwaycanitya (impermanenza dei fenomeni) quanto piuttosto su quelle dellmwayg'mwaykmwayoanātman e dello mwaysmwaywśūnyatā (assenza di sostanzialità inerente a tutti i fenomeni). Il mway0Dharma esposto nei primi 14 capitoli del Sutra del Loto corrisponde alla verità dell'apparire dei fenomeni secondo la causazione che segue le dieci condizioni (o "talità", mway4sanscrito mway8tathata) descritte nel mwazaII capitolo del mwazeSutra. Il mwaziDharma profondo è quindi nella comprensione della causa dei fenomeni; la realizzazione spirituale, la mwazmmwazqbodhi profonda (lmwazu'mwazyanuttarā-samyak-saṃbodhi), consiste nel comprendere questa "causa" dell'esistere, mentre la verità della sofferenza (mwazcmwazgduḥkha), come anche la dottrina dellmwazk'mwazoanitya, implica solo un giudizio. Nel mwazsSutra del Loto non viene quindi enfatizzata la verità della sofferenza contenuta nelle quattro nobili verità. Ecco perché quando il Buddha è sollecitato a insegnare la Legge "profonda" (nel II capitolo) non la esprime con la dottrina delle quattro nobili verità (considerata nel mwazwSutra come dottrina mwaz0mwaz4hīnayāna) ma la esprime secondo le dieci talità (o condizioni, mwaz8sanscrito mwaaamwaaetathātā, dottrina mwaaimwaammahāyāna)cite-ref-23[23].
I fondamenti del buddismo Mahāyāna-Vajrayāna
La terza grande corrente del buddismo esistente in epoca contemporanea, la corrente mwabaVajrayāna (Veicolo del diamante), è essa stessa uno sviluppo del mwabebuddismo Mahāyāna. Alle dottrine proprie del mwabiMahāyāna quali ad esempio la mwabmvacuità (mwabqśunyātā), mwabumwabykaruṇā, la mwabcmwabgbodhicitta il mwabkVajrayāna aggiunge, allo scopo di poter realizzare "in questo corpo e in questa vita" l'"illuminazione profonda", alcuni insegnamenti "segreti" denominati come mwabomwabstantra e riportati nella propria letteratura religiosa.
Canoni buddisti
Fra i testi più antichi del buddismo si annoverano i cosiddetti mwab8canoni: il mwacaCanone pāli (o mwacePāli Tipitaka), il mwaciCanone cinese (in mwacmcinese: mwacq大藏經T, Dàzàng jīngmwacuP), e il mwacyCanone tibetano (composto dal mwaccKangyur e dal mwacgTenjur) così denominati in base alla lingua degli scritti.
Il mwac8Canone pāli è proprio del mwadabuddismo Theravāda, e si compone di tre mwadepiṭaka, o canestri successivamente raccolti in 57 volumi: il mwadimwadmVinaya Piṭaka, o canestro della disciplina, con le regole di vita dei monaci; il mwadqmwaduSutta Piṭaka o canestro della dottrina, con i sermoni del Buddha; infine lmwady'mwadcmwadgAbhidhamma Piṭaka o canestro della mwadkfenomenologia in ambito cosmologico, psicologico e metafisico, che raccoglie gli approfondimenti alla dottrina esposta nel mwadomwadsSutta Piṭaka.
Il mwad0Canone cinese si compone di 2.184 testi a cui vanno aggiunti 3.136 supplementi tutti raccolti successivamente in una edizione in 85 volumi.
Il mwad8Canone tibetano si suddivide in due raccolte, il mwaeamwaeeKangyur (composto da 600 testi, in 98 volumi, riporta discorsi attribuiti al mwaeiBuddha Shakyamuni) e il mwaemmwaeqTanjur (Raccolta, in 224 volumi, di 3.626 testi tra commentari e insegnamenti).
Parte dei Canoni cinese e tibetano si rifanno ad un precedente Canone tradotto in mwaeysanscrito ibrido sotto l'mwaecImpero Kushan e poi andato in buona parte perduto. Questi due Canoni furono adottati dalla tradizione mwaegMahāyāna che prevalse sia in Cina che in Tibet. Il Canone sanscrito riportava tutti i testi delle differenti antiche scuole e dei differenti insegnamenti presenti nell'mwaeoImpero Kushan. La traduzione di tutte queste opere dalle originali lingue pracritiche a quella sanscrita (una sorta di lingua dotta 'internazionale' come lo fu il latino nel Medioevo europeo) fu voluta dagli stessi imperatori mwaeskushan. Buona parte di questi testi furono successivamente trasferiti in Tibet e in Cina sia da missionari kushani (ma anche persiani, mwaewsogdiani e mwae0khotanesi), sia riportati in patria da pellegrini. Da segnalare che le regole monastiche (mwae4mwae8Vinaya) delle scuole presenti in Tibet e in Cina derivano da due antichissime scuole indiane (vedi mwafabuddismo dei Nikāya), rispettivamente dalla Mūlasarvāstivāda e dalla Dharmaguptaka.
Correnti del buddhismo
In India
Il buddismo nacque in mwafsIndia, paese d'origine, approssimativamente attorno al VI secolo a.C. Tuttavia, durante più di 1500 anni di storia il buddhismo indiano ha sviluppato indirizzi e interpretazioni diverse, anche estremamente complesse. Lo sviluppo di tale complessità si rese necessario con il continuo confronto dottrinale sia all'esterno delle Comunità monastiche con le scuole mwafwbrahmaniche e mwaf0jaina, sia all'interno delle stesse per svelare progressivamente gli insegnamenti (soprattutto i cosiddetti "inesprimibili", mwaf4sanscrito mwaf8avyākṛtavastūni) contenuti negli antichi mwagaĀgama-Nikāya. Le scuole nate nel sub-continente indiano nel corso di questi 1500 anni di storia sono suddivisibili in tre gruppi:
• Il mwagmbuddismo dei Nikāya, un insieme di scuole buddiste sorte nei primi secoli dopo la morte del Buddha Śākyamuni (vedi anche mwagqConcili buddisti) che non riconoscevano la canonicità degli insegnamenti riportati nei mwagumwagyPrajñāpāramitā sūtra e nel mwagcSutra del Loto, scritture successivamente denominate come sūtra mwaggMahāyāna e che compaiono nel mwagkCanone cinese e nel mwagoCanone tibetano. Da una di queste scuole del mwagsbuddismo dei Nikāya, la mwagwVibhajyavāda, origina l'importante scuola cingalese, ancora diffusa nel Sud-Est asiatico, denominata mwag0Theravāda.
• mwag8buddismo Mahāyāna o del «Grande Veicolo», sviluppatosi a partire da alcune comunità buddiste antiche ma con l'accoglimento degli insegnamenti riportati nei mwahemwahiPrajñāpāramitā Sūtra e del mwahmmwahqSutra del Loto. Buona parte del buddismo indiano a partire dal mwahuII secolo fino alla sua scomparsa è rappresentato o influenzato da questa corrente, in seno alla quale meritano particolare menzione gli indirizzi mwahyMadhyamaka, mwahcCittamātra e il mwahgbuddismo Vajrayāna. La quasi totalità delle differenti scuole presenti in Estremo Oriente appartengono a questo Veicolo.
• Il mwahsbuddismo tantrico è anch'esso mwahwMahāyāna, e rappresenta la controparte buddista di un fenomeno più ampio nelle religioni dell'mwah0India, il mwah4tantrismo, che ha influenzato anche l'mwah8Induismo. Si sviluppò in seno al mwaiaBuddismo Mahāyāna e ne influenzò profondamente la pratica, almeno dal mwaieVI secolo in poi. Anche noto come mwaiiMantrayāna, la sua forma più organizzata è più conosciuta come mwaimBuddismo Vajrayāna o Veicolo del Diamante. Antiche cronache del buddismo come la "Storia dell'avvento del dharma in India" (tib. mwaiqrGyar-gar chos-'byung) redatta nel 1608 dallo storico tibetano Tāranātha Kunga Nyingpo attestano che, almeno dal mwaiyX secolo, i centri universitari buddisti in mwaicIndia dispensavano soprattutto insegnamenti mwaigtantrici. Pressoché tutte le scuole tibetane, ma anche diverse scuole estremo-orientali come la giapponese mwaikShingon, appartengono a questa tradizione.
Il buddismo fuori dall'India
Tra le tradizioni che fuori dall'India hanno avuto una lunga storia e un'evoluzione in parte indipendente ricordiamo:
• Il mwajybuddismo Theravāda o degli mwajcAnziani: mwajgSri Lanka, mwajkMyanmar, mwajoThailandia, mwajsCambogia e mwajwLaos.
• Il mwaj4buddismo cinese, che è storicamente all'origine del mwaj8buddismo coreano, del mwakabuddismo giapponese e di una parte del mwakebuddismo vietnamita. Dal mwakibuddismo giapponese proviene la scuola buddista mwakmZen che unitamente al mwakqnuovo movimento religioso, anch'esso di origine giapponese, mwakuSoka Gakkai, risulta tra le scuole buddiste più diffuse in Occidente.
• Il mwakcbuddismo tibetano praticato in mwakgTibet e in mwakkMongolia e in epoche diverse in mwakoCina, mwaksLadakh, mwakwBhutan, parti del mwak0Nepal, presso i mwak4Tatari e i mwak8Calmucchi in mwalaEuropa, nello mwaleYunnan nord-orientale e, un tempo, come mwalibuddismo Vajrayāna in mwalmAsia Centrale, mwalqKashmir, mwaluGiava, mwalyBirmania e mwalcBengala.
• Il mwalkbuddismo in Occidente presente negli Stati Uniti, in mwaloEuropa (sono organizzati e rappresentati dall'Unione Buddisti Europea) e anche in Canada in Australia.
Note
cite-note-11. Hans Wolfgang Schumann. mwamqImmagini buddiste. Roma, Mediterranee, 1986, pp.33 e sgg.
cite-note-22. ↑ «Dal n. di mwamgBudda, lett. "lo svegliato, l'illuminato" (mwamkBuddháh, dal part. pass. sans. di mwamobódhati), soprannome del fondatore del buddismo», termine presente in italiano già nel 1839 (mwamsDizionario Etimologico della Lingua Italiana, Zanichelli) e preferibile alla grafia non adattata per i dizionari mwamwTreccani, mwam0Sabatini-Coletti, mwam4De Mauro, mwam8Garzanti, mwanaGabrielli, Zingarelli 1995, Devoto-Oli 2006/2007. In alcune enciclopedie si trova invece "buddismo", fra queste la Zanichelli, l'Enciclopedia UTET/La Repubblica, l'Enciclopedia Rizzoli Larousse (che nella voce generalista inserisce ambedue, ma nei lemmi di approfondimento preferisce la grafia con lmwane'mwanih), l'Enciclopedia Einaudi, nonché nelle enciclopedie e dizionari specialistici della materia, come il mwanmDizionario di Buddismo Milano, Bruno Mondadori, 2003; mwanqDizionario della Saggezza Orientale Milano, Mondadori, 2007; mwanuBuddismo, mwanyEnciclopedia delle Religioni a cura di Mircea Eliade, Milano, Jaca Book, 2004; mwancBuddismo Milano, Electa, 2005; mwangEnciclopedia Multimediale delle Scienze Filosofiche Roma, Rai; mwankEnciclopedia di Filosofia Milano, Garzanti, 1985; mwanoDizionario di Filosofia Milano, Rizzoli, 1976; mwansEnciclopedia delle Religioni Milano, Garzanti, 1996; mwanwDizionario delle Religioni orientali Milano, Vallardi, 1993; mwan0Dizionario di Sapienza orientale Roma, Edizioni Mediterranee, 1985; mwan4Dizionario del buddismo Milano, Garzanti, 1994; mwan8Dizionario delle Mitologie e Religioni Milano, Rizzoli, 1989; mwaoaImmagini Buddiste, Dizionario iconografico del Buddismo Roma, Mediterranee, 1986; mwaoeDizionario buddista Roma, Ubaldini, 1981; mwaoiDizionario delle opere filosofiche Milano, Bruno Mondadori, 2000; mwaomDizionario letterario Bompiani delle opere e dei personaggi di tutti i tempi Milano, Bompiani, 1947; mwaoqCronologia universale Torino, UTET, 2002; mwaouEnciclopedia Universale dell'Arte, Istituto per la Collaborazione Culturale, Venezia-Roma, parte editoriale a cura della Casa Editrice G. C. Sansoni, Firenze, 1958, quindi Casa Editrice Sadea, Firenze, 1971 e Roma, 1976, quindi Istituto Geografico De Agostini SpA, Novara, 1980; tranne il mwaoyDizionario del Buddismo, Esperia, Milano, 2006 e l'mwaocenciclopedia Treccani che riporta ambedue le grafie.
cite-note-33. ↑ Per quanto controversa la nozione di mwaosreligione è ormai da decenni universalmente applicata al buddismo, anche se alcuni praticanti occidentali ne contestano l'attribuzione, ma come nota Lionel Obadia:mwao0 mwao8«Dall'Ottocento agli inizi del Novecento uno dei tratti più costanti delle interpretazioni del buddismo consiste nel non riconoscergli lo statuto di religione. Questo argomento, uno dei temi classici dell'orientalismo erudito ottocentesco, si ripresenta con forza alla fine del Novecento per giustificare il successo del buddismo nelle società occidentali moderne. La sua trasfigurazione in una "non-religione" si spiega in primo luogo con la conoscenza parziale e selettiva che gli occidentali ne avevano (e ne hanno tuttora) [...].» mwapa(Lionel Obadia. mwapiIl buddismo in Occidente. Bologna, Mulino, 2009, pag.45.)
cite-note-44. ↑ mwapymwapcmwapgbuddismo in "Dizionario di filosofia", su mwapktreccani.it. mwapoURL consultato il 26 novembre 2021.
cite-note-55. ↑ mwap4mwap8mwaqaBuddismo in "Enciclopedia delle scienze sociali", su mwaqetreccani.it. mwaqiURL consultato il 26 novembre 2021.
cite-note-66. ↑ «La nozione di "buddismo" che poi raggruppa un insieme assai articolato d'indirizzi dottrinali in competizione tra loro, privilegia indebitamente ciò che li accomuna rispetto a ciò che costituisce la loro peculiarità, dando l'impressione erronea che si tratti di un movimento unitario piuttosto che di un fascio di numerose scuole divergenti (i cosiddetti nidāna, infelicemente resi con "sètte" nella letteratura corrente) come è invece il caso.» (M. Piantelli, mwaqyIl buddismo indiano, in mwaqcBuddismo, a cura di Giovanni Filoramo. Bari, Editori Laterza, 2007, pag.5)
cite-note-77. ↑ Frank E. Reynolds e Charles Hallisey, in mwaqsBuddismo Enciclopedia delle Religioni, diretta da Mircea Eliade. Milano, Città Nuova-Jaca Book, 1986, pag. 67-68.
cite-note-88. ↑ Cfr. Hōseki Shinichi Hisamatsu, mwaq8Una religione senza dio. Genova, il Melangolo, 1996.
cite-note-99. ↑ Vedere anche la dottrina dei mwarmTre corpi del Buddha
cite-note-1010. ↑ Michio T. Shinozaki. mwarcOp. cit. pag. 88-9; Yoshiro Tamura, mwargThe Lotus Sūtra, tr. ingl. di Gene Reeves, Michio T. Shinozaki, Chuo Koron shuppannsha, Tokyo, 1969, pag. 93
cite-note-jodo-1111. ↑ mwarwmwar0mwar4JODO SHU English, su mwar8www.jodo.org. mwasaURL consultato il 4 luglio 2022 mwase(archiviato dall'mwasiurl originale il 17 marzo 2015).
cite-note-1313. ↑ mwassmwaswmwas0Il Buddismo nel mondo di oggi, su mwas4studybuddhism.com.
cite-note-1414. ↑ Il primo a utilizzare il termine "buddismo" (mwatibouddisme) fu lo storico francese Michel-Jean-François Ozeray (1764-1859) nella mwatmRecherches sur Buddou ou Bouddou, instituteur religieux de l'Asie orientale, pubblicata nel 1817.
cite-note-1515. ↑ «Il concetto di Buddismo fu creato circa tre secoli fa per indicare una tradizione religiosa panasiatica risalente a circa 2.500 anni fa.», Frank E. Reynolds e Charles Hallisey in mwatcBuddhism: An Overview, mwatgEncyclopedia of Religion, USA, Mc Millian References, 1994, anche Second Edition 2005, Vol. II pag. 1087.
cite-note-1616. ↑ Vi sono molti termini sanscriti e pāli che indicano questo stato di "risveglio spirituale". Il più comune è mwatwbodhi (sia sanscrito che pāli). In cinese viene reso con 菩提 mwat0pútí (giapp. mwat4bodai, cor. mwat8boje). Una resa ben più antica di questa è 道 (mwauadào giapp. mwauedō, cor. mwauito, che significa anche "Via"). Successivo invece è 覺 (mwaumjué o mwauqjiǎo, giapp. mwauukaku o mwauygaku, cor. mwauckak o mwaugkyo). Da ricordare anche 三菩提 (mwauksānpútí, che indica il mwauosanscrito mwaussaṃbodhi, giapp. mwauwsanbodai, cor. mwau0samboje tibetano mwau4rdzogs par byang chub pa), Molto utilizzato nelle scuole del mwau8Buddismo Zen è 悟 (mwavawù, giapp. mwavesatori o mwavigo, cor. mwavmo) che attiene tuttavia maggiormente al significato di "comprensione della Realtà"; peraltro il termine giapponese mwavqsatori deriva dal verbo mwavusatoru che significa "conoscere", "comprendere". Sempre in questa scuola un utilizzo più vicino al mwavysanscrito mwavcbodhi è certamente mwavgkenshō (見性, cin. mwavkjiànxìng, cor. mwavokyeonseong) nel suo significato di "guardare la propria natura di Buddha" (ovvero attualizzare la propria natura "illuminata"). In mwavstibetano mwavwbodhi è reso con mwav0byang chub.
cite-note-1717. ↑ mwawe(mwawimwawmEN) Thanissaro Bhikkhu (trad.), mwawqmwawuDhammacakkappavattana Sutta - Setting the Wheel of Dhamma in Motion (la messa in moto della ruota del Dhamma), su mwawyaccesstoinsight.org, Access to Insight edition, 24 marzo 2008, 1. mwawcURL consultato l'8 aprile 2009.
cite-note-1818. ↑ Da tenere presente che i due testi appartengono a due scuole differenti del mwawwBuddismo dei Nikāya. Il primo appartiene alla scuola cingalese mwaw0Theravāda e proviene, probabilmente, dalla scuola indiana mwaw4Vibhajyavāda; il secondo appartiene invece alla scuola Mulasarvāstivāda che deriva a sua volta dalla scuola mwaxaSarvāstivāda.
cite-note-1919. ↑ mwaxq(mwaxumwaxyEN) mwaxcmwaxgMajjhima nikāya 100 - Sangarava Sutta, su mwaxkmahindarama.com, Mahindarama. Kampar Road 10460, Penang, Malaysia, 1. mwaxoURL consultato il 4 aprile 2009 mwaxs(archiviato dall'mwaxwurl originale il 2 dicembre 2008).
cite-note-2020. ↑ mwaye(mwayimwaymEN) Sister Vajira (trad.), Francis Story (trad.), mwayqmwayuMaha-parinibbana Sutta - Last Days of the Buddha (gli ultimi giorni del Buddha), su mwayyabhidhamma.org, Buddhist Publication Society, 1998. mwaycURL consultato l'8 aprile 2009 mwayg(archiviato dall'mwaykurl originale il 2 dicembre 2008).
cite-note-2121. ↑ Hoseki Schinichi Hisamatsu, mway4Una religione senza Dio. Satori e ateismo Roma, Il Nuovo Melangolo, 1996.
cite-note-222. mwaziSutra del Loto ( tr. Burton Watson, Milano, Esperia, 1997), pag. 16
cite-note-2323. ↑ Cfr., tra gli altri, John Ross Carter. mwazyQuattro nobili verità-Interpretazioni del Mahāyāna. In mwazcEncyclopedia of Religion, vol. 5. NY, MacMillan, 2004, pagg. 3179 e segg.
Bibliografia
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• mwaz4Giovanni Filoramo (a cura di), Mario Piantelli, Ramon N. Prats, Erich Zürcher, Pier Paolo Del Campana, Heinz Beckert, Martin Baumann, Buddhismo, Bari, Laterza, 2007, ISBN 978-88-420-8363-4.
• mwa0eRichard H. Robinson, Willard L. Johnson, La religione buddhista, Roma, Ubaldini, 1998, ISBN 88-340-1268-2.
• mwa0qHenri-Charles Puech (a cura di), Giuseppe Tucci, André Bareau, Anne Marie Blondeau, Paul Demiéville, Gaston Renondau, Bernard Frank, Pierre Bernard Lafont, Mauro Bergonzi, Storia del Buddhismo, Bari, Laterza, 1984.
Testi canonici afferenti al buddhismo dei Nikāya o al buddhismo Theravāda
Sono i testi ritenuti canonici da tutte le scuole buddhiste. Occorre ricordare che la scuola mwa0oTheravāda considera "canoniche" solo le opere contenute nel mwa0sCanone pāli.
• Nyanaponika Thera. mwa04Il cuore della meditazione buddhista, Roma, Ubaldini Editore, 1978.
• mwa1aLa Rivelazione del Buddha - I testi antichi, Raniero Gnoli (a cura di), Milano, Mondadori, 2001, ISBN 88-04-47898-5.
Contiene una selezione di scritti dal mwa1mCanone pāli, dal mwa1qCanone tibetano nonché un mwa1usūtra, lo mwa1yŚālistambasūtra, scoperto agli inizi dello scorso secolo nel mwa1cGilgit.
• mwa1oCanone buddhistico - Testi brevi, Vincenzo Talamo (a cura di), Torino, Bollati Boringhieri, 1961 (rist. 2000), ISBN 88-339-1260-4.
Contiene il mwa10Dhammapada, mwa14Itivuttaka e il mwa18Suttanipata estratti dal mwa2aCanone pāli.
• mwa2mSaṃyutta Nikāya, Vincenzo Talamo (a cura di), Roma, Ubaldini, 1998, ISBN 88-340-1293-3.
È la pubblicazione della terza raccolta contenuta nel mwa2ymwa2cSutta Piṭaka del mwa2gCanone pāli, il mwa2kSaṃyutta Nikāya «Raccolta dei gruppi»
• mwa2wCanone Buddhista - discorsi brevi, Pio Filippani-Ronconi (a cura di), Torino, UTET, 1968.
È la pubblicazione (in due volumi) della quinta raccolta contenuta nel Sutta Pitaka del Canone pali, il mwa28Khuddaka Nikāya «Raccolta dei testi brevi»
• mwa3iI discorsi di Buddho, K. E. Neumann e G. de Lorenzo (a cura di), Bari, Laterza, 1916.
il mwa3uMajjhima Nikāya tradotto in italiano, tre volumi
Testi canonici per il buddhismo Mahāyāna
Sono testi considerati canonici solo dalle scuole del mwa3kbuddhismo Mahāyāna e del mwa3obuddhismo Vajrayāna. Non sono ritenuti canonici dalla scuola mwa3sTheravāda e dalle altre scuole del mwa3wbuddhismo dei Nikāya, queste ultime tutte scomparse.
• mwa38La Rivelazione del Buddha - Il Grande veicolo, Raniero Gnoli (a cura di), Milano, Mondadori, 2001, ISBN 88-04-51354-3.
Contiene una raccolta di mwa4isūtra del buddhismo mwa4mMahāyāna (tra gli altri contiene una traduzione integrale del mwa4qmwa4uŚūraṃgamasamādhi sūtra) e di mwa4ytantra del mwa4cbuddhismo Vajrayāna nonché commentari ed opere esegetiche estratti dal mwa4gCanone cinese e dal mwa4kCanone tibetano
• mwa4wSutra del Loto, introduzione di Francesco Sferra, traduzione dal sanscrito e note di Luciana Meazza, Milano, BUR Biblioteca Univ. Rizzoli, 2001, ISBN 978-88-17-12704-2.
• mwa44Sutra del Loto, introduzione di Burton Watson, Milano, Edizioni Esperia, 1997, ISBN 88-86031-33-5.
• mwa5aIl Sutra del Diamante, la cerca del paradiso, traduzione dal sanscrito, commento e note di Mauricio Y. Marassi, Genova-Milano, Marietti, 2011, ISBN 978-88-211-6517-7.
• mwa5iI libri buddhisti della sapienza, introduzione di Edward Conze, Roma, Ubaldini, 1976.
Contiene la traduzione del mwa5uSutra del Diamante e del mwa5ySutra del Cuore.
• mwa5kVimalakīrti Nirdeśa sūtra, introduzione di Charles Luk, Roma, Ubaldini, 1982.
Miscellanea
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• mwa6ePhilippe Cornu, Dizionario del buddhismo, Bruno Mondadori, 2008.
• mwa6mAlexandra David-Nèel, Il Buddhismo del Buddha, Genova, ECIG, 2003.
• mwa6uBernie Glassman, Cerchio infinito. La via buddhista all'Illuminazione, Mondadori, 2003.
• mwa6cPeter Harvey, Introduzione al Buddhismo. Insegnamenti, storia e pratiche, Le Lettere, 1998, ISBN 88-7166-390-X.
• mwa6kChristmas Humphreys, Dizionario buddhista, Astrolabio Ubaldini, 1981, ISBN 88-340-0681-X.
• mwa6sKlaus K. Klostermeier, Buddhismo. Una introduzione, Fazi, 2005, ISBN 88-8112-603-6.
• mwa60Kulananda, Buddhismo, Armenia, 1997, ISBN 88-344-0785-7.
• mwa68Damien Keown, Buddhismo, Einaudi, 1996, ISBN 88-06-14797-8.
• mwa7eMauricio Y. Marassi, Gennaro Iorio, La via libera. Etica buddista e etica occidentale, Stella del Mattino editore, 2013, ISBN 978-88-908401-0-4.
• mwa7mMauricio Y. Marassi, Il Buddismo mahāyāna attraverso i luoghi, i tempi e le culture. L'India e cenni sul Tibet, Genova-Milano, Marietti, 2006, ISBN 88-211-6549-3.
• mwa7uMauricio Y. Marassi, Il Buddismo mahāyāna attraverso i luoghi, i tempi e le culture. La Cina, Genova-Milano, Marietti, 2009, ISBN 978-88-211-6533-7.
• mwa7cLuciana Meazza, Le filosofie buddhiste, Xenia, 1998, ISBN 88-7273-300-6.
• mwa7kLama Ole Nydahl, Buddhismo della Via di Diamante, Mediterranee, 2000.
• mwa7sGiangiorgio Pasqualotto, Illuminismo e illuminazione. La ragione occidentale e gli insegnamenti del Buddha, Roma, Donzelli, 1997, ISBN 88-7989-349-1.
• mwa70Mario Piantelli, Il Buddhismo Indiano, in Storia delle religioni - 4. Religioni dell'India e dell'Estremo Oriente, Giovanni Filoramo (a cura di), Roma-Bari, Laterza, 1996, pp. 275-368.
• Marco Simionato, mwa78mwa8aBuddhismo e senso comune. Filosofia della meditazione, Padova University Press, Padova 2022, ISBN 978-88-6938-289-5; Free download. This work is licensed under a Creative Commons Attribution International License(CC BY-NC-ND) .
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Collegamenti esterni
• citereftreccani-itbuddismo, su Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
• citerefdizionario-di-filosofiabuddismo, in Dizionario di filosofia, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2009.
• citerefvocabolario-treccanibuddismo, su Vocabolario Treccani, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
• citerefdss(IT, DE, FR) Buddismo, su hls-dhs-dss.ch, Dizionario storico della Svizzera.
• citerefbritannica-com(EN) Joseph M. Kitagawa, Hajime Nakamura, Donald S. Lopez, Frank E. Reynolds, Giuseppe Tucci e David Llewelyn Snellgrove, Buddhism, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
• citerefenciclopedia-canadese(EN, FR) Buddismo, su Enciclopedia canadese.
• citerefopen-library(EN) Opere riguardanti Buddismo, su Open Library, Internet Archive.
• citerefcatholic-encyclopedia(EN) Buddismo, in Catholic Encyclopedia, Robert Appleton Company.